Diario di una biblioteca. Inizio

Libri. Sono dovuto arrivare a 54 anni e c’è voluta la morte di mio padre per farmi capire quanto siano stati importanti i libri nella mia esistenza e c’è una biblioteca di mezzo. Quella di Pino, mio padre che è morto all’improvviso, all’età di 79 anni, ormai tre anni fa, il 2 febbraio del 2012, proprio nella sua casa, tra i suoi volumi. Un’abitazione letteralmente foderata di libri. E questa è la cronaca di un passaggio, da una generazione a un altra non solo di un patrimonio culturale, ma di una conquista, individuale e collettiva – perchè i libri hanno molti autori – ma sopratutto perchè questi libri, raccolti in anni di attività politica, di studio e di ricerca, sono in gran parte frutto delle mobilitazioni collettive, dei sogni sociali di riscatto degli umili e dei più deboli della generazione cresciuta nel dopoguerra. I miei nonni non erano acculturati nel senso che giudichiamo oggi, ma sapevano comunque leggere e far di conto, al contrario di miei bisnonni entrambi analfabeti, e sapevano che per assicurare il loro ulteriore riscatto sociale, concretizzabile nel loro unico figlio Pino, avrebbero dovuto usare la cultura. E lo fecero, a modo loro, il loro modo migliore. Lavorarono duro, privandosi di molte cose, assicurando così a Pino l’accesso alla cultura, ma non la cultura di San Germano Vercellese, piccolo paese immerso nelle risaie. La cultura che vollero per quell’unico figlio fu quella dei migliori dell’epoca, nell’austero collegio della borghesia piemontese del dopoguerra: Valsalice di Torino. E qui comincia la mia storia di questa biblioteca.

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