Il ricordo di Pino Ferraris di Ascanio Iannace

Ho conosciuto Pino tanto tempo fa ad un convegno, alla fine dei ’70. Ricordo ancora quale impressione fecero le sue parole. Poi, alla fine, insieme ad altri lo avvicinammo per parlargli. Eravamo in tre, della sinistra socialista lombardiana, e gli chiedemmo di qualcosa che era ancora oscuro in italia, i “documenti” della “trilateral”. Rispose, noi ascoltavamo attentissimi, poi la “discussione” si allargò al “sentimento” socialista di chi credeva fermamente ad un progetto di “alternativa” al capitalismo. Pino, in quell’ora bellissima, non si riferì mai al fatto che in quella sinistra c’era gente come de michelis, cicchitto e signorile e che Lombardi aveva quasi 80 anni; Pino ci abbracciò dolcemente con le sue parole profonde e con il suo sguardo. Poi, ci salutammo con un “viva il socialismo!”.
Ho incontrato di nuovo Pino tanti anni dopo nel 96, ad un convegno di bertinotti sulle figure del socialismo di sinistra: Panzieri, Basso e Lombardi. Scambiammo ancora delle parole (si dispiaceva solo di ricordare qualcosa di quell’incontro di tanti anni prima) su quello che disse ai rifondati nel suo intervento: le sue parole, le analisi profonde che fece non potevano certo scuotere quelle persone (a parte una o forse due eccezioni) che partivano sempre dall’alto e mai dal basso (forse perchè vivevano/vivono in alto).
Parlammo e ci rise su. Una frase fu: “ormai ci sono abituato!”
Nel 2001 a Roma, come militante dell’Unione Sindacale Italiana e da anni su posizioni libertarie, e nella preparazione di un convegno sindacale sul tema dell’autogestione e dell’autorganizzazione del lavoro, mentre si parlava dei possibili inviti, il primo nome fu “Pino Ferraris!”. La prima risposta la dette un compagno e fu emblematica: “lo ‘nvitamo de corsa!
Un pomeriggio ed una serata complessi, avvincenti, profondi e appassionati.
Questi sono ricordi, memorie personali di un compagno come Pino.
E per la sua vita che è stata, per l’Idea, che desidero porgergli dei versi che furono dedicati a un grande poeta, Shelley.

“Niente di lui si dissolve
ma subisce una metamorfosi marina
in qualche cosa di ricco e di strano”

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