Il ricordo di Stefano Bertoldi: a sei anni dalla scomparsa di Pino

In ricordo di Pino Ferraris, sociologo, un professore che per tre anni frenò, sempre con garbo e rispetto, le mie variegate proposte di collaborazione ovviamente gratuite e solo nel 1996 a tre anni abbondanti dalla laurea mi aprì le porte dell’ateneo ma con una proposta questa volta retribuita e tra l’altro nel gruppo di ricerca attualmente più qualificato in Italia e in Europa che studia le condizioni di vita e studio dei giovani universitari (Eurostudent). Bellissimi i viaggi mensili a Camerino che più delle 5 ore a/r da Roma mi rimanevano in testa per le lunghe conversazioni sugli scenari socio-economici mondiali. Poi le prime collaborazioni didattiche, le ricerche portate avanti dagli studenti, i progetti di formazione per le Marche del post-terremoto.

Ma soprattutto non dimenticherò mai l’appoggio concreto e intellettuale al mio folle progetto, come diceva lui, di una “università che facilita gli studi e non una università facile” che attraverso il progetto di videoconferenza per studenti lavoratori portò in Italia il primo esperimento di didattica a distanza in tempo reale tra Roma, Camerino, Terni e un anno anche Orvieto. L’esperimento durò 10 anni e resistette anche allo scandalo a sfondo sessuale e filmini porno del solito barone di turno (prof. Capizzano) anzi sicuramente tenne in piedi l’immagine di un ateneo spesso bistrattato a causa di stereotipi e pregiudizi duri a morire.

L’allora direttrice del consorzio Nettuno andò su tutte le furie quando in un’intervista televisiva affermai che era l’unico esperimento in Italia di lezioni interattive in tempo reale con studenti che potevano finalmente relazionarsi come se fossero in presenza ma purtroppo per lei era così e costavamo meno di un decimo rispetto al loro apparato altisonante. In queste piccole battaglie c’era sempre il suo conforto e il suo supporto di idee. Poi le amicizie e collaborazioni si intrecciarono con altri validissimi professori, in un gruppo in cui lui era sempre un riferimento autorevole e sempre super partes.

Anche quando le strade si divisero, quasi ogni mese, complice il fatto che diventammo vicini di casa nella sua nuova casa di via Turati, con una scusa lo andavo a trovare e mi accendeva l’entusiasmo per una sua nuova scoperta “sociale”, un gruppo, un libro. Un uomo onesto e rispettoso tanto da rifiutare, ai tempi d’oro in cui “LORO” vivevano al di sopra delle loro possibilità, diverse proposte di candidatura politica anche e soprattutto accompagnando la proposta con il benefit implicito del vitalizio, l’unica arma di convinzione, visto che sapevano bene che sul piano morale e della coerenza non avrebbe arretrato di un centimetro alle sue convinzioni libertarie e “anti-staliniste”…onesto fino in fondo anche quando alla mia prima collaborazione ad Eurostudent mi avvertì che nel gruppo di ricerca, insieme al MIUR e tanti validi ricercatori, la parte del leone la giocava l’OPUS-Dei ovvero la Fondazione Rui: e aveva ragione, tanto che quando tentai di porre l’accento su tutti quegli aspetti che ancora, se non più di prima, rendevano l’università una università classista di fatto fui defenestrato.

Erano i primi embrioni, sul piano scientifico, di quel clima culturale che ci ha portato oggi all’individualismo sfrenato edulcorato dal concetto di merito e delle presunte capacità personali e impegno che ripagano gli sforzi: forse non avrei ottenuto nulla a lanciare a suo tempo l’allarme in un capitoletto di una pubblicazione scientifica ma tant’è oggi il calo delle matricole è drammatico, l’abbandono studentesco in aumento e chi ha i soldi va nelle scuole private e poi a Cambridge o ad Harward. Nel frattempo però ero ormai solo perché nel frattempo aveva deciso di andarsene in pensione sempre perché anteponeva gli affetti e la famiglia alla carriera. L’ordinariato lo avrebbe meritato d’ufficio fosse stato solo per questo aspetto umano che manca quasi del tutto nel mondo accademico che spesso è una semplice palestra per carriere fulminanti nel potere.

Come il suo collega di Diritto Penale a Camerino, On.Luciano Violante, che dal 1983 al 2009 non mise quasi mai piede nell’ateneo camerte maturando così anche la pensione da ordinario e che però nelle biografie sulle copertine di alcuni suoi libri, ometteva il nome dell’ateneo dove lui era un fantasma. Erano questi aspetti formalmente in regola ma elusivi e intimamente poco etici che bruciavano a Pino e ovviamente anche a me.

Grazie Pino !

Stefano Bertoldi

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