Perchè questo sito

Questo sito Pino lo avrebbe voluto in vita, perchè la sua “ossessione” era quella di “far circolare” la conoscenza, il sapere, la politica, anzi il suo modo di far politica. Oggi il senso di questo sito, voluto e gestito da me e mio fratello Valter è quello  continuare in questa “ossessione”, ma anche un modo di conoscere Pino dalle testimonianze di coloro che hanno condiviso il suo percorso, politico, umano e personale. Mano a mano che troveremo scritti, appunti di Pino li pubblicheremo su questo sito e chiediamo ai suoi amici, anche quelli occasionali che incidentalmente dovessero “inciampare” in queste pagine di inviarmi testimonianze, anedotti, immagini e ricordi di Pino.

Grazie Sergio, Valter (i figli)

L’indirizzo a cui spedire materiale è: mc1567@mclink.it Sergio Ferraris

3 Comments

  1. ascanio iannace

    Ho conosciuto Pino tanto tempo fa ad un convegno, alla fine dei ’70. Ricordo ancora quale impressione fecero le sue parole. Poi, alla fine, insieme ad altri lo avvicinammo per parlargli. Eravamo in tre, della sinistra socialista lombardiana, e gli chiedemmo di qualcosa che era ancora oscuro in italia, i “documenti” della “trilateral”. Rispose, noi ascoltavamo attentissimi, poi la “discussione” si allargò al “sentimento” socialista di chi credeva fermamente ad un progetto di “alternativa” al capitalismo. Pino, in quell’ora bellissima, non si riferì mai al fatto che in quella sinistra c’era gente come de michelis, cicchitto e signorile e che Lombardi aveva quasi 80 anni; Pino ci abbracciò dolcemente con le sue parole profonde e con il suo sguardo. Poi, ci salutammo con un “viva il socialismo!”.
    Ho incontrato di nuovo Pino tanti anni dopo nel 96, ad un convegno di bertinotti sulle figure del socialismo di sinistra: Panzieri, Basso e Lombardi. Scambiammo ancora delle parole (si dispiaceva solo di ricordare qualcosa di quell’incontro di tanti anni prima) su quello che disse ai rifondati nel suo intervento: le sue parole, le analisi profonde che fece non potevano certo scuotere quelle persone (a parte una o forse due eccezioni) che partivano sempre dall’alto e mai dal basso (forse perchè vivevano/vivono in alto).
    Parlammo e ci rise su. Una frase fu: “ormai ci sono abituato!”
    Nel 2001 a Roma, come militante dell’Unione Sindacale Italiana e da anni su posizioni libertarie, e nella preparazione di un convegno sindacale sul tema dell’autogestione e dell’autorganizzazione del lavoro, mentre si parlava dei possibili inviti, il primo nome fu “Pino Ferraris!”. La prima risposta la dette un compagno e fu emblematica: “lo ‘nvitamo de corsa!
    Un pomeriggio ed una serata complessi, avvincenti, profondi e appassionati.
    Questi sono ricordi, memorie personali di un compagno come Pino.
    E per la sua vita che è stata, per l’Idea, che desidero porgergli dei versi che furono dedicati a un grande poeta, Shelley.

    “Niente di lui si dissolve
    ma subisce una metamorfosi marina
    in qualche cosa di ricco e di strano”

  2. Roberto Cucchini

    Ho conosciuto Pino in occasione della comune militanza nell’organizzazione politica nata dall’unificazione del PDUP col Manifesto. Io appartenevo a quest’ultimo ma in occasione della convocazione del Comitato centrale del nuovo partito, ho sempre ammirato in lui il suo approccio non ideologico ai problemi proprio di chi conosceva la condizione operaia. Del resto anch’io al tempo lavoravo in fabbrica e quindi ciò che diceva lo sentivo più mio. Dopo la fine di quell’esperienza, ho rivisto Pino invitato dalla Camera del lavoro di Brescia a presentare una mia ricerca sulla figura di Gastone Sclavi, segretario per alcuni anni della FIOM di Brescia.
    Ho sempre nutrito un sincero rispetto ed una forte ammirazione per il suo apporto critico alla storia del movimento operaio offrendo alla riflessione suggestioni che ritengo fondamentali per ripensare ad una sinistra profondamente diversa da quella del ’900 e che è stata attraversata da storie che “i vincitori” di ieri avevano rimosso o denigrato. Non vi posso che ringraziare per quello che fate in ricordo suo gestendo questo sito, ma nel contempo voglio sperare che in un prossimo futuro si possa raccogliere tutto il suo lavoro di studio e riflessione in una pubblicazione che ne dia il necessario riconoscimento.
    Roberto Cucchini

  3. Stefano Bertoldi

    Ho conosciuto Pino Ferraris – per me ieri e sempre il “mio professore” – nel 1993, quando decisi di laurearmi in sociologia presso il corso di laurea in Scienze politiche di Camerino con un tesi di “frontiera” di sociologia del lavoro, sul telelavoro. Quell’argomento lo appassionava molto perchè internet e il web erano nati da poco e l’impatto sulle organizzazioni del lavoro e sul lavoro dei singoli era potenzialmente e di fatto, notevole. Il ricordo, per lui, andava al rapporto Nora-Minc e agli albori della telematica e della cosiddetta società dell’informazione. Anche lui si avvicinò alla posta elettronica e fu sicuramente tra i primi della sua generazione ad esserne affascinato ma senza trionfalismi e senza essere trascinato dai guru del momento che tessevano le lodi della società post-industriale dell’era avanzata. Passarono poi 3 anni, durante i quali mi specializzai in sociologia del lavoro e delle organizzazioni a “La Sapienza” a Roma e contemporaneamente iniziai a collaborare scientificamente con lui, entrando in un gruppo di ricerca molto qualificato e stimolante. Io, devo ammettere, avrei collaborato a titolo gratuito con lui, perchè la sua generosità negli scambi intellettuali e la sua onestà di fondo, sia umana, sia professionale, erano per me una merce rara in un mondo, come quello accademico, fatto di gavette infinite e compromessi ad oltranza: fu soltanto alla prima occasione “vera” di lavoro retribuito che potei entrare all’Università anche come Cultore della materia. Iniziarono quindi i lunghi viaggi Roma-Camerino, spesso sotto la pioggia ma illuminati da fitti scambi di idee, innescati in modo vivace, anche dalle mie “frequentazioni romane” all’origine di alcune mie fascinazioni come il demasiano ozio creativo e il rifkiniano “sviluppo senza lavoro”… non che non fosse d’accordo su alcune risultanze di questi filoni culturali particolarmente in voga in quegli anni ma il suo approccio era sempre molto cauto e soprattutto molto attento e disincantato rispetto le ineliminabili “fatiche” lavorative che si potevano nascondere anche nel più libero tra i lavori più liberi di natura intellettuale. Fu lui ad appoggiarmi nel mio folle progetto di università a distanza che unì in videoconferenza, un folto gruppo di studenti romani iscritti all’Università di Camerino con la loro università . Fu il primo progetto di università a distanza in videoconferenza, interattiva e multiregionale: Roma-Camerino-Terni e per un anno anche Orvieto, in cui studenti-lavoratori potevano ricevere un servizio di lezioni a distanza, interattive, che rendevano la loro università non più un “esamificio” dequalificato ma – come lui genialmente coniò – “non un’università facile ma che facilita lo studio”. Mi avvicinai al tema del movimento operaio attraverso i suoi racconti ricollegabili ai suoi commenti ai fatti di attualità, così come ai temi della rappresentanza politica e dei movimenti cittadini legati alle istanze ecologiche. La mia infanzia legata indirettamente alla rivoluzione digitale (mio padre ha lavorato per più di 30 anni in Olivetti…) era per lui lo spunto per molti racconti e conversazioni sulle trasformazioni del mondo del lavoro e delle organizzazioni, la mia situazione lavorativa, di fatto “precaria” al di là delle edulcorazioni di termini quali “consulenza manageriale” o “lavoratore della conoscenza” innescavano fitti scambi di idee ed esperienze. Sono stati per me anni di crescita intellettuale ed umana grazie alla modestia con cui mi rimbalzava le sue suggestioni sulle ultime frontiere sociologiche, sempre fuori dai giri “alla moda” o mainstream della cultura dominante. Registrai, quando ancora era in vita, il dominio pinoferraris.it ma preso dai mille lavori e lavoretti rimase purtroppo solo un progetto teorico di sistematizzazione di tutti i suoi lavori e scritti, spesso su carta o su floppydisk: fu un’occasione persa. Avrei voluto continuare lo scambio di idee con lui che era sempre molto attento e mai superficiale soprattutto ora che la mia parabola professionale e lavorativa è piena di incertezze…Ad ogni modo devo molto a lui anche se il periodo di frequentazione non è stato molto lungo e mi capita spesso di immaginarmi che cosa pesenserebbe degli ultimi fatti politici e sociali: e così cerco di portare avanti, nel mio piccolo, un po’ del suo pensiero libertario

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